REINVENTARSI PER SOPRAVVIVERE: LA STORIA DI FILA

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REINVENTARSI PER SOPRAVVIVERE: LA STORIA DI FILA

Una strategia vincente per riposizionarsi sul mercato

A volte ritornano, direbbero molti ironicamente. Nell’ambito della moda i cicli di ascesa e declino possono essere frequenti. Alcuni brand riescono a tornare alla ribalta con rinnovata forza, dimostrando che [b]reinventarsi è l’unica strada per sopravvivere e restare rilevanti[/b]. Fila rappresenta un caso emblematico: marchio italiano che ha vestito intere generazioni tra gli anni ’70 e ’90, ha attraversato una profonda crisi, per poi riaffermarsi come icona dello streetwear e dello sportswear contemporaneo. La sua vicenda è utile non solo per raccontare il percorso di un singolo brand, ma anche per comprendere una regola che riguarda molte aziende della moda italiana: il passato non basta a garantire il futuro, serve la capacità di rinnovarsi senza perdere l’identità. [h2]Fila, una storia italiana[/h2] È il 1911 quando a Coggiola, una piccola cittadina ai piedi delle Alpi in provincia di Biella, i quattro fratelli Fila aprono la prima azienda di maglieria intima maschile e femminile. La mission è chiara da subito: fornire abbigliamento di alta qualità, dal design classico e dal comfort assicurato. Una visione già improntata al successo che porta nel 1923 alla fondazione del Maglificio Biellese, sinonimo del più autentico artigianato italiano che diventa presto noto in tutto il Paese. La vera svolta arriva però nel 1973, quando la società prende il nome di [b]Fila Sport[/b], diffondendosi a livello globale con un collezione che fa storia nel design dell’abbigliamento sportivo da tennis. Un successo frutto di un’intuizione vincente, quella di aver compreso prima di tutti il ruolo chiave che deve svolgere l’abbigliamento nello sport, ovvero supportare l’atleta nei movimenti e nell’agilità, con flessibilità del tessuto e grazia del design. [nl]new-line[/nl] L’iconica F con la striscia rossa ideata da Sergio Privitera viene così indossata dai più grandi atleti dell’epoca, come il tennista [b]Björn Borg[/b], l’alpinista [b]Reinhold Messner[/b] e lo sciatore [b]Alberto Tomba[/b]. Il brand si diffonde rapidamente, sia in Europa che negli Stati Uniti, diventando in pochi anni un punto di riferimento nel settore dello sport. [pic]magazine/article26/2.jpg[/pic] [h2] Dal successo alla crisi[/h2] A partire dai primi anni 2000, il trend di crescita che aveva caratterizzato l’azienda sino agli anni ’90 si inverte pericolosamente. Fila scompare quasi del tutto dal mercato, le nuove generazioni sono attratte da altri brand di abbigliamento e non si riconoscono più in quello Fila. Com’è stato possibile? Ovviamente [b]la moda cambia e con essa i gusti dei consumatori[/b]. Per i brand diventa necessario sapersi rinnovare ed evolvere tenendo conto dei cambiamenti che avvengono nella società, senza snaturarsi o perdere il proprio carattere identitario. Fila invece per anni rimane ancorata al passato, proponendo capi non più in linea con i mutati gusti dei clienti, con un conseguente crollo delle vendite e il quasi fallimento dell’azienda. [h2] Un ritorno costruito con strategia[/h2] Graduale e lenta, la rinascita del brand ricomincia nel 2007, quando l’azienda viene acquisita da Gene Yoon, [b]CEO di Fila Korea[/b], la filiale sud-coreana del marchio. L’interesse per l’abbigliamento sportivo Fila ritorna in auge a poco a poco, grazie alle campagne di promozione in molti Stati del mondo ma anche grazie ad una rimonta della moda anni ’90. Un passaggio decisivo è arrivato quando il marchio ha iniziato a puntare su collaborazioni mirate. Nel 2017 la partnership con lo stilista [b]Gosha Rubchinskiy ha riportato Fila nel radar degli appassionati di streetwear internazionale[/b], mentre nel 2018 la capsule “Fendi Mania” ha sancito il suo ritorno ufficiale nel mondo della moda di lusso. Da lì in avanti, il percorso si è consolidato con nuove sinergie: capsule collection esclusive, collaborazioni trasversali e rivisitazioni di modelli storici hanno permesso di dialogare con un pubblico giovane e cosmopolita, curioso di riscoprire un marchio iconico in chiave contemporanea. [nl]new-line[/nl] Negli ultimi anni questa strategia si è evoluta ulteriormente. Fila ha scelto di legare il suo nome a figure simbolo della cultura pop e della moda globale, come [b]Hailey Bieber[/b], che nel 2025 ha firmato una capsule collection sporty-chic diventata virale tra Gen Z e Millennials. Allo stesso tempo, [b]il marchio ha sperimentato linguaggi più innovativi[/b], come la campagna [b]“Classics Reimagined”[/b], sviluppata in collaborazione con Highsnobiety, che ha unito fotografia tradizionale e intelligenza artificiale per reinterpretare i capi storici in una chiave visionaria e surreale. Questo mix di radici e sperimentazione ha permesso a Fila di non limitarsi a vivere di nostalgia, ma di proiettare il suo heritage nel futuro. [nl]new-line[/nl] [grid-2] magazine/article26/3.jpg magazine/article26/4.jpg [/grid-2] [nl]new-line[/nl] Fila ha inoltre rafforzato la propria [b]presenza nel mondo dello sport continuando a sponsorizzare tornei e atleti[/b], mantenendo viva la sua vocazione originaria e riaffermandosi come un punto di riferimento anche nel tennis e negli sport invernali. Parallelamente, ha saputo adattarsi ai [b]linguaggi della moda urbana[/b], posizionandosi come marchio lifestyle e intercettando l’interesse di una generazione che ricerca nello streetwear non solo abbigliamento, ma un modo per esprimere appartenenza e stile personale. Questa capacità di oscillare tra sport e moda, tra la propria storia e l’interpretazione del presente, ha consentito a Fila di tornare a occupare un posto rilevante nel panorama globale. La sua è una lezione che vale per molte aziende italiane della moda: non basta avere una grande storia alle spalle, bisogna avere il coraggio di riscriverla, trovando un equilibrio tra fedeltà alle proprie origini e apertura ai nuovi linguaggi culturali.

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