ARTE E COMUNICAZIONE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

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ARTE E COMUNICAZIONE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE Il 25 novembre anche anche l’Italia celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, nata sotto gli auspici delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il sempre più gravoso tema del femminicidio nel mondo.

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ARTE E COMUNICAZIONE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Iniziative per coinvolgere e sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema

Il 25 novembre anche l’Italia celebra la [b]Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne[/b], nata sotto gli auspici delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il sempre più gravoso tema del femminicidio nel mondo. [br]break-line[/br] La data del 25 novembre non è stata scelta a caso: ricorda infatti il brutale omicidio delle tre [b]sorelle Mirabal[/b], attiviste rivoluzionarie contro il regime di Rafael Leònida Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana. Da allora queste tre straordinarie donne sono un simbolo importante per chi lotta contro il femminicidio. [br]break-line[/br] Nonostante il numero delle denunce, la violenza sulle donne rimane ancora un tema molto caldo e difficile da sradicare. Non è una problematica isolata, ma coinvolge tutto il mondo. [br]break-line[/br] L'arte e le campagne di comunicazione online e offline sono strumenti che da molti anni si intrecciano per combattere la violenza sulle donne, cercando di coinvolgere e sensibilizzare il maggior numero di persone. [h2]Arte come mezzo per combattere la violenza[/h2] Negli anni diversi artisti si sono battuti a sostegno di questa causa con le loro sorprendenti ed emozionanti opere. [br]break-line[/br] Una mattina di novembre del 2012 la città di Milano si è ritrovata coperta di scarpe da donna che hanno tinto di rosso il grigiore della strada nei pressi delle Colonne di San Lorenzo. L’ideatrice di questa iniziativa è l’artista messicana [b]Elina Chauvet[/b], che ha portato le sue “[b]Zapatos Rojos[/b]” in tutto il mondo per raccontare le violenze subite dalle donne del suo paese. Ogni paio di scarpe rappresenta una donna uccisa o scomparsa e una sconfitta per la nostra umanità. [img]magazine/article5/2.jpg[/img] [nl]new-line[/nl] [b]Regina José Galindo[/b], artista del Guatemala, ha usato il suo corpo come mezzo per esprimere il suo pensiero sui crimini commessi contro le donne nel suo paese d’origine. Nel 2014 il PAC (Padiglione dell’arte contemporanea di Milano) ha ospitato la sua performance intitolata “[b]Estoy Viva[/b]” (Sono viva) in cui ha raccontato la violenza sulle donne. Ma Regina José Galindo è conosciuta sopratutto per la performance “[b]Perra[/b]” che nel 2005 ha fatto riflettere e ha spinto molte persone ad affrontare più da vicino questo tema. L’artista si è incisa, infatti, sulla pelle la parola “Perra” (dallo spagnolo “cagna” o “puttana”) con un coltello, per protestare con il suo stesso corpo contro le violenze subite dalle donne del Guatemala. [img]magazine/article5/3.jpg[/img] [nl]new-line[/nl] Nel 2014 un muro di Milano in via De Amicis si è trasformato in un’opera d’arte, [b]Wall of Dolls[/b], grazie a un’idea di [b]Jo Squillo[/b] e [b]WeWorld Intervita[/b]. 50 brand internazionali, rappresentativi del Made in Italy, con 20 artiste e scrittrici, e 16 Onlus hanno realizzato questo muro che è diventato un’installazione ad alto impatto emotivo. Protagoniste le bambole, i giocattoli che hanno accompagnato spesso l’età più giovane delle bambine, rappresentative, dunque, dell’infanzia e della solidarietà tra donne. Le bambole si trasformano qui nel simbolo di quella femminilità troppo spesso violata. [img]magazine/article5/4.jpg[/img] [nl]new-line[/nl] L'artista messicano [b]Alberto Penagos[/b] ha scelto la pittura come mezzo di espressione, dipingendo la violenza sulle donne nella serie di opere intitolata “[b]Violence Against Women[/b]”. Le opere sono iperrealiste nel senso letterale e figurato. Mostrano delle donne doloranti e sofferenti che riescono a trasmettere attraverso le loro espressioni e i loro sguardi il dolore e le sensazioni dei soprusi subita, il disagio e l’impotenza davanti alla cattiveria e alla violenza. [img]magazine/article5/5.jpg[/img] [h3]Campagne di comunicazione per combattere la violenza[/h3] Molte sono state le campagne di comunicazione volte a sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, con l'obiettivo di incentivare le donne a denunciare e a non avere paura. [br]break-line[/br] Negli USA, nel 2013 è stata lanciata la campagna di comunicazione “[b]No More[/b]” dalla fondazione Joyful Heart Foundation che combatte la violenza domestica e gli abusi sessuali. Per farlo la fondazione ha coinvolto personaggi del mondo dello spettacolo e atleti. Nel video le celebrità esordiscono con la frase “No more” e proseguono elencando una scusa che solitamente cerca di giustificare un atto di violenza. Per la campagna è stato realizzato un video molto minimale a livello visivo, con solo l'immagine degli attori su sfondo bianco, e senza alcuna musica per focalizzare l'attenzione solo sulle parole che vengono pronunciate. Il movimento No more ha avuto un grande successo. [video]https://www.youtube.com/embed/j70ha1PUlqk[/video] [nl]new-line[/nl] Nel Regno Unito, l’ente di beneficenza Women’s AID ha creato negli scorsi anni, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione WCRS, delle campagne per denunciare le violenze domestiche. Esempio è la campagna cartellonistica “[b]Look at me[/b]” del 2015 che ha sfruttato la tecnologia di telecamere e display. L'immagine mostrata era quella di una modella piena di lividi con affianco la scritta “Look at me”. Con l'utilizzo innovativo delle telecamere si intercettavano i visi dei passanti. Ogni volta che qualcuno guardava il cartellone veniva aggiornata una barra di caricamento. Al completamento di quest'ultima, il viso della modella si trasformava, facendolo tornare senza lividi. Questa campagna è stata realizzata per incentivare le persone a guardare e prendere coscienza di queste efferatezze dei nostri tempi. [video]https://www.youtube.com/embed/wEybVOerb9Q[/video] [nl]new-line[/nl] In Italia una campagna che ha riscosso molto successo è stata presentata il 25 novembre 2018 dall'allora vicepreside della Camera Mara Carfagna. Un'iniziativa che ha coinvolto esponenti del mondo dello spettacolo, della cultura, della moda, dello sport, dell'università, dell'informazione e della politica, e grazie a ciò è riuscita a raggiungere moltissime persone in poco tempo. La campagna è stata diffusa con il claim “[b]non è normale che sia normale[/b]” proprio per denunciare l'assuefazione in cui si trova la società. Un messaggio semplice, ma di forte impatto, che non vuole trovare un colpevole, ma cerca di arrivare al cuore delle persone. Lo scopo è stato incentivare tutti a pubblicare una foto o un video in cui ci si faccia un segno con un rossetto rosso sotto a un occhio e si utilizzi l'hashtag ufficiale #nonènormalechesianormale. La campagna ha coinvolto persone di tutte le età riscontrando un enorme successo. [img]magazine/article5/6.jpg[/img] [nl]new-line[/nl] Un'ulteriore importante campagna di sensibilizzazione si è avviata in modo spontaneo in tutto il mondo. Nel 2006 la sopravvissuta e attivista Tarana Burke ha fondato il movimento "[b]Me too[/b]" per costruire una comunità di sostenitori determinati a interrompere la violenza sessuale. Ma il momento cruciale avviene nel 2017. È il 15 ottobre di quell'anno quando l'attrice Alyssa Milano scrive su Twitter: “Se tutte le donne che sono state sessualmente molestate scrivessero 'Me too' come status, potremmo dare alle persone un'idea della magnitudo del problema”. Questo messaggio viene pubblicato pochi giorni dopo dal primo articolo sul New York Times sugli abusi sessuali commessi dal produttore statunitense Harvey Weinstein. La risposta è davvero imponente. [b]#MeToo[/b] diventa in poco tempo un hashtag virale. Milioni di persone in tutto il mondo, famose e non famose, scrivono “Anche io”. In 24 ore #MeToo diviene un trend topic, usato 500mila volte su Twitter e nello stesso arco di tempo i post su Facebook diventano 12 milioni. L'hashtag ha palesato la frequenza della violenza sessuale e delle molestie subite dalle donne, evidenziando la dimensione del problema. Quello che era iniziato come lavoro di base locale, diventa una campagna social globale e poi un'organizzazione internazionale tutt'oggi attiva. [video]https://www.youtube.com/embed/1SuC0iVNjnQ[/video]

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